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Uno studio di architettura per progetti rurali ad alta quota
Costituire un’azienda: scoprite come è facile in Svizzera Uno studio di architettura per progetti rurali ad alta quota
Isabelle Kaiser, Agiles Team PMI 12 agosto 2022 Storie di neoimprenditori

Matteo Mochi fonda il suo studio di architettura nel 2018. Tra i suoi progetti conta soprattutto il restauro di rustici e mandati legati al patrimonio architettonico rurale. Il contatto con la montagna e l’attenzione posta al mantenimento delle caratteristiche architettoniche del passato sono gli aspetti salienti del suo lavoro.

Quando la montagna chiama

Appassionato di montagna e diplomato all’Accademia di architettura dell’Università della Svizzera italiana, Matteo Mochi si occupa quotidianamente di progetti rurali, sopralluoghi ad alta quota e restauri di rustici fuori zona edificabile. Tutte queste attività gli permettono di vivere la sua professione sugli scenari che più ama, valorizzando al contempo le culture e gli sforzi del passato.

Zaino in spalla per curare progetti dalla A alla Z

Il Ticino vanta un patrimonio storico e architettonico che va salvaguardato. E proprio nelle valli è dove ama lavorare l’architetto Mochi: «Si comincia con i rilievi, fatti nelle giornate buone, dove si cammina anche per due ore, perché se posso evito di spostarmi in elicottero. Per le misurazioni ricorro spesso a metodi antichi, ad esempio a quello della ‘canna dell’acqua’ che si basa sul principio dei vasi comunicanti.»

«Per effettuare un rilievo sui Monti di Sciaga, un alpeggio del Gambarogno, ho dormito tre giorni in tenda.»

Matteo Mochi funge da figura di riferimento dall’inizio alla fine del progetto: «Si comincia con la domanda di costruzione: la parte più difficile è ottenere la licenza edilizia perché nel regime fuori zona edificabile vigono normative restrittive e l’iter può durare anche mesi. Poi si inizia con la fase esecutiva nella quale collaboro esclusivamente con ditte locali delle valli.»

L’architetto Mochi interviene sugli oggetti cercando di mantenere il più possibile inalterati gli elementi costruttivi, testimonianze queste ultime delle fatiche dei nostri predecessori nel confrontarsi con la natura e le sue forze. A lavori ultimati arriva la soddisfazione più grande: «Riuscire a recuperare e a salvare un edificio da un destino altrimenti segnato è impagabile.»  

 

«Con il mio lavoro cerco di salvaguardare il patrimonio dell’architettura alpina.»

Un salto nel vuoto… verso l’indipendenza!

«L’idea di mettermi in proprio è arrivata dopo essermi stabilizzato a livello familiare e dopo varie esperienze in altri studi di architettura. 

La struttura del mio studio è volutamente snella: ho iniziato da solo, poi si è aggiunta Anita e durante la fase esecutiva vengo affiancato da Michele. 

Erica, inoltre, mi aiuta a comunicare con i clienti svizzero-tedeschi, che sono la base della mia rete di lavoro.

Ma mettersi in proprio non è così facile, soprattutto a livello burocratico: «In questo non posso che ringraziare il mio consulente della Basilese Assicurazioni, Claudio Cheda, che, con tanta pazienza e dedizione, ha saputo accompagnarmi in ogni fase della fondazione.» 

Sul sentiero si incontrano anche alcuni ostacoli

Avere un proprio studio d’architettura significa anche saper selezionare i progetti per poter bilanciare accuratamente vita privata e vita lavorativa: «Questo è uno degli aspetti più difficili perché solo acquisendo esperienza si riesce a quantificare esattamente la mole di lavoro di cui è possibile farsi carico. Quando hai tanta passione, sai come lavorare. E io preferisco privilegiare la qualità alla quantità. Fortunatamente, in Accademia mi hanno insegnato ad avere un’apertura mentale verso la qualità e a lavorare in modo non speculativo», spiega l’architetto. 

«La sincerità è un valore a cui tengo molto.»

Non solo rustici

E come vede la sua attività futura l’architetto Mochi? 

«L’idea non è quella di espandersi, ma di riuscire a selezionare al meglio i progetti che più rispecchiano le mie passioni e capacità. Sono aperto anche a progetti nuovi, tant’è vero che recentemente ho progettato un nuovo edificio a Bellinzona (‘Residenza Laura’). Qui ho sposato l’idea architettonica della cittadina milanese: abbracciando la corrente razionalista dei maestri italiani, come gli architetti Asnago e Vender, ho cercato di dare qualità con dettagli semplici, quasi impercettibili, che non stravolgono l’edificio ma che diventano delle eccezioni.» 

Per Matteo Mochi il futuro deve continuare anche a basarsi su un valore molto semplice: la sincerità. «Essere sinceri con i clienti, soprattutto nelle proprie debolezze, è un punto di forza.» 

E proprio su questo valore, Matteo Mochi ha costruito il suo successo.

Uno studio di architettura che dà valore alla storia ticinese e che lavora con dedizione e sincerità.

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